Il 2025 dell’Udinese si colloca in quella zona grigia che il club conosce fin troppo bene: lontano dalle emergenze, ma anche dalle ambizioni. A metà campionato, la domanda che attraversa l’ambiente bianconero è chiara: questa squadra è davvero cresciuta rispetto allo scorso anno o si tratta solo di una versione aggiornata, ma non migliorata, dello stesso copione?
Il percorso fin qui racconta una stagione irregolare, fatta di picchi improvvisi e bruschi rallentamenti. Prestazioni solide alternate a passaggi a vuoto, vittorie di prestigio seguite da gare opache. Un andamento che ricalca da vicino quello del recente passato, sia nei risultati sia nelle modalità con cui maturano.
Dal punto di vista tattico, l’Udinese resta ancorata a certezze consolidate. Il 3-5-2 è diventato una scelta quasi obbligata, più che una reale opzione strategica. La squadra fatica a gestire i novanta minuti: spesso gioca un buon tempo, poi si spegne. L’attacco vive a fiammate individuali più che di costruzione collettiva, mentre la difesa – nonostante interpreti di livello – è tra le più battute del campionato, soprattutto per errori nelle transizioni e nelle letture preventive.
In difesa, Jaka Bijol non è stato sostituito sul piano dell’esperienza, ma l’inserimento di Niccolò Bertola e l’affidabilità di Oumar Solet hanno dato solidità e prospettiva. Sugli esterni si è visto un miglioramento a destra con Alessandro Zanoli, mentre a sinistra restano limiti strutturali. In porta, tra le incertezze di Maduka Okoye e l’affidabilità dei veterani, la sensazione è di un reparto più profondo ma non risolto.
Il vero salto di qualità riguarda il centrocampo. L’esplosione di Arthur Atta, la crescita di Jurgen Ekkelenkamp e la regia ordinata di Karlström hanno reso questo reparto il più continuo della squadra, capace di reggere anche il confronto con avversari di alto livello.
In attacco, il rinnovamento non ha inciso in modo netto sui numeri. Keinan Davis garantisce lavoro e profondità più che gol, mentre molto del peso offensivo è ricaduto su Nicolò Zaniolo, diventato il volto simbolo della stagione: decisivo a tratti, ma non sempre continuo.
I dati complessivi confermano il quadro: rendimento leggermente inferiore allo scorso anno, classifica simile, difesa tra le più perforabili della categoria. Le vittorie contro squadre di vertice rappresentano segnali forti, ma le sconfitte pesanti contro avversari alla portata evidenziano una squadra ancora priva di equilibrio.
Il 2025 dell’Udinese racconta quindi di un gruppo con potenzialità reali, ma ancora incapace di tradurle in continuità. Tocca a Kosta Runjaic trovare la chiave per trasformare talento e prospettiva in identità e risultati, evitando che anche questa stagione scivoli via nell’anonimato.
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— Udinese Calcio (@Udinese_1896) December 30, 2025