NBA, disastro Lakers: fuori dai playoff

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Disastro, non c’è altro termine con cui definire la stagione dei Los Angeles Lakers. I gialloviola puntavano al ritorno al titolo presentando, ad inizio regular season, un roster di tutto rispetto con stelle del calibro di Lebron James, Anthony Davis, Carmelo Anthony e Russell Westbrook. Come detto, pero, solo nomi su una casacca perché tra delusioni sul parquet, infortuni e prestazioni non all’altezza la squadra di Los Angeles è aritmeticamente fuori dai playoff e dal play in, ultima possibilità per accedere al tabellone finale. Un fallimento non solo sportivo ma anche economico per una squadra dall’altissimo tetto salariale e che non avrà le entrate dei playoff.

Ci sarà tanto da riflettere su questa stagione sotto tutti i punti di vista: sulle scelte di Lebron James che hanno indirizzato il mercato in entrata e in uscita. Sul futuro dello stesso fenomeno che va verso le ultime stagioni della sua carriera, nonostante numeri pazzeschi in questa regular season. Ma anche sulla questione infortuni, su tutte le fragilità di una stella come Davis praticamente sempre fuori quest’anno. Tanti interrogativi sul quale è intervenuto con delle dichiarazioni importanti lo stesso centro gialloviola.

“L’obiettivo di questa squadra era vincere il titolo ed eravamo convinti di avere tutto quello che serviva, soprattutto dopo la fine del training camp. Poi gli infortuni si sono messi di mezzo e hanno fatto la differenza nella nostra stagione. Voglio dire, abbiamo più quintetti iniziali che vittorie. Quando sei costretto a far partire titolare giocatori che non sono abituati ad esserlo e che da 10’ a cui sono abituati si ritrovano improvvisamente a doverne giocare 30 e ad avere un ruolo più importante di quello che hanno di solito non vai da nessuna parte. Potevamo essere speciali, sono ancora convinto di questo. La cosa più deludente è proprio quella, non sapere cosa sarebbe stato: siamo delusi di non aver mai avuto la chance di giocare con la squadra al completo. Io per primo sono stato fuori per tanto tempo e da leader della squadra mi ha fatto davvero male non essere in campo ad aiutare i miei compagni quando avevano più bisogno di me”.